L’idea di realizzare questo lavoro è partita da Paolo Favaro, presidente del Comitato a difesa delle ex cave di Marocco di Mogliano Veneto.
Nel corso del 2025 e parte del 2026 Luciana, Maria e Lorena, architetto, fotografa e naturalista, socie del Comitato, hanno lavorato per dare forma a questa idea.
I prati permanenti o stabili sono veri e propri ecosistemi complessi che svolgono funzioni vitali per l’agricoltura, l’ambiente e il clima.
La loro conservazione è diventata una priorità a livello globale.
Quattro valide ragioni per conservare e promuovere i prati stabili:
Un nuovo strumento legislativo per la conservazione della natura in Europa: il Regolamento per il ripristino della Natura
Il 18 agosto 2024 è entrata ufficialmente in vigore la “Nature Restoration law”, la legge Ue sul Ripristino della Natura che per la prima volta sancisce una tabella di marcia per la protezione e soprattutto il ripristino delle aree degradate
Da almeno quarant’anni i Paesi europei sono impegnati nella conservazione della natura dell’Unione europea (Ue). Le tappe fondamentali di questa collaborazione sono state l’emanazione nel 1979 della direttiva “Uccelli” per la conservazione delle specie avifaunistiche selvatiche e nel 1992 della direttiva “Habitat” per la conservazione delle specie e degli habitat terrestri e marini. Le due direttive hanno consentito la creazione di una rete di oltre 27.000 aree protette, che coprono circa un quinto della superficie dell’Ue e un decimo dei suoi mari. La direttiva “Uccelli” protegge oltre 500 specie aviarie selvatiche, quella “Habitat” oltre mille specie animali e vegetali e oltre 200 tipi di habitat.
Eppure, nonostante i tanti risultati positivi raggiunti, questa rete di aree protette non è stata sufficiente ad arrestare e invertire la drammatica tendenza verso il declino delle specie e degli habitat (fonte: ISPRA).
Gentili amici, abbiamo fatto conoscere ad alcuni cittadini di Mogliano Veneto, ma non solo, la presenza di una preziosa risorsa sconosciuta ai più i “Prati stabili”.
Ringraziamo le nostre due associate che hanno avviato il censimento floristico di questi ambienti e individuato alcuni dei proprietari che hanno voluto mantenere un patrimonio di biodiversità utile a tutti e non solo a loro.
Amici, fin dall’inizio seguiamo a nome del nostro Comitato l’azione portata avanti dai nostri primi cugini: il Comitato a difesa delle Grave di Ciano.
Chi ha partecipato qualche anno fa all’escursione che vi abbiamo compiuto, si sarà reso conto della straordinaria valenza ambientale di quel tratto del medio Piave.
Ora si sta arrivando a prendere una decisione che potrebbe portare alla scomparsa di buona parte di questi 940 ettari protetti dalla Direttiva Habitat Natura 2000 dell’Unione Europea.
Il tutto per salvare gli abitanti a valle dalla prevista prossima piena del Piave.
Ovviamente nessuno ha il coraggio di toccare gli interessi dei comuni da Ponte di Piave in giù ove l’opera di contenimento era stata inizialmente prevista, troppi vigneti e troppi interessi a differenza delle Grave che invece ospitano solo Natura a 24 carati.
Senza contare che sarebbe una festa per gli estrattori di ghiaia che sull’oro bianco del “Fiume Sacro” hanno creato fortune milionarie. Prima di aderire al loro appello potete documentarvi sul loro sito:
grazie per aver partecipato alla passeggiata naturalistica all’Oasi WWF Cave di Noale.
Il tempo è stato clemente e ci ha concesso una piacevole ed interessante “escursione didattica”, accompagnati dalla brava e simpatica Martina.
Una trentina di persone ci hanno seguito lungo il percorso del Rio Draganziolo, che costeggia le cave, con siepi arbustive ed arboree igrofile e mesofile, fino ad arrivare alla grande cava delimitata da un florido canneto. Dominante è la cannuccia di palude importante sia, per la sua funzione di compiere la fitodepurazione delle acque e sia perché rappresenta un ambiente ideale per la fauna selvatica, specialmente uccelli.
Abbiamo osservato con i binocoli, dal capanno di avvistamento, diverse specie di anatre e aironi che nidificano numerosi in un’ampia garzaia.
Ci fa riflettere la spiccata valenza naturalistica dell’Oasi: un esempio di aree umide naturalizzate, di importante rilevanza ecologica, anche se sono di origine prettamente antropica.
Purtroppo non sempre il destino delle cave senili è stato quello di valorizzazione come area naturale. Noi del Comitato a difesa delle ex Cave di Marocco da anni stiamo perseguendo l’obiettivo di far diventare le cave senili di Marocco un Parco della Biodiversità e l’Oasi Cave di Noale ne è un esempio.
la nostra prima uscita ha fatto il pienone e abbiamo bloccato le iscrizioni a 50.
Tutto ha funzionato perfettamente nella prima parte: prati stabili con vista su torbiera, borgo Pont con la chiesetta di San Clemente illustrataci dal vetusto ma ancora in gamba parroco, fino alla sosta all’ombra dei grandi alberi nella proprietà di un gentile ospite locale. Al pomeriggio nell’attraversare un bel bosco mesofilo, il tracollo: mogli che cercavano i mariti, mariti che non volevano farsi trovare, persone dichiarate disperse mentre volevano solo farsi i fatti propri!
Il comitato Cave ha partecipato al Waterblitz organizzato dal Consorzio Acque Risorgive in partnership con la Regione Veneto. L’evento si è svolto tra il 17 e il 20 di Aprile e ha coinvolto più di 200 persone con 146 siti rilevati. E’ una delle tante esperienze di coinvolgimento dei cittadini (citizen science) nelle attività scientifiche, sempre più utili per raccogliere dati su larga scala in breve tempo. In questo caso l’attività consisteva nel monitorare, con determinati strumenti e procedure, la presenza di nitrati e fosfati in tutti i corpi di acqua dolce del bacino del Marzenego e dei fiumi Dese e Zero. I dati raccolti sono stati caricati direttamente dai cittadini sulla piattaforma FreshWater Watch di Earthwatch, un database open source utilizzato da ricercatori e scienziati di tutto il mondo.
Ricordiamo che come Comitato Cave nel lontano 2023 avevamo organizzato con successo una “Marcia sullo Zero” coinvolgendo cittadini e amministrazioni. In quel giorno si era preso l’impegno di redigere una “carta dello Zero” per mettere nero su bianco le buone intenzioni delle amministrazioni. Da allora stiamo ancora aspettando!
Nelle immagini seguenti i siti monitorati e i primi risultati.
Oggi abbiamo passeggiato lungo il Dese in zona via Terronazzo per vedere i cambiamenti in corso. Due grandi interventi insistono su questa porzione di territorio in Comune di Venezia, ovvero il raccordo ferroviario per l’aereoporto Marco Polo e il cosiddetto Bosco dello Sport.
Entrambe le opere in corso, le prime realizzate da RFI e le seconde dal Comune di Venezia, interagiscono tra loro e cambieranno inevitabilmente il paesaggio circostante.
La promessa che opere così mastodontiche una volta terminate, verranno compensate con il rimboschimento dei terreni circostanti ci consola solo in parte. Le aree di intervento sono vicine al Bosco di Mestre e precisamente alle aree Querini di Dese, Terronazzo e Praello. Abbiamo osservato che una vasta area di terreno agricolo, circa 50 ettari, è stata utilizzata come area di cantiere per il raccordo ferroviario. Ci riserviamo di approfondire l’argomento per sapere come quest’area sarà ripristinata a lavori terminati. Il nuovo polo sportivo renderà felici tutti gli sportivi e non solo, visto che uno stadio all’avanguardia, come quello progettato permetterà di ospitare innumerevoli eventi culturali, musicali eccetera.
L’area di 115 ha era destinata a bosco, ampliando l’attuale area dei diversi boschi rientranti nel “Bosco di Mestre” illuminata idea di Gaetano Zorzetto esponente del partito repubblicano ancora ai tempi della prima Repubblica. Se non erro il Bosco di Mestre, con questa denominazione, è stato inaugurato nel 2007. I 115 ha di Bosco previsti tra Tessera, Favaro e Dese, si ridurranno e 62,5 per ospitare stadio, arena coperta e tutta una serie di altre strutture.
Il progetto è stato osteggiato da una serie di Associazioni, a partire da Italia Nostra, che riteneva, correttamente a nostro avviso, che gli impianti avrebbero dovuto essere allocati in aree da rigenerare, ristrutturare, ad esempio Marghera. L’Unione europea ha ritirato il finanziamento per il progetto una volta accortasi che non si rigenerava nulla, ma invece si andava a occupare terreno agricolo, quindi il finanziamento è stato soprattutto dello Stato
Il costo del raccordo Ferroviario linea Venezia Trieste con aeroporto Marco Polo è passato da 475 mln euro a 664 mln: 8 km di cui 3,4 in galleria, un viadotto da 541 mt, stazione aeroportuale interrata con banchina da 330 mt. Previsti treni ogni 15’, 18 a lunga percorrenza e 43 regionali al giorno.
Abbiamo assistito ad una bellissima storia e a delle splendide immagini, quelle della reintroduzione della lince in un’area alpina della Svizzera.
Il fotografo che ha seguito questo importante progetto si è trasformato in regista e per nove anni ha seguito le diverse fasi di questo recupero faunistico.
La biodiversità può prevedere anche l’ampliamento delle specie, in questo caso si tratta di ripristinare quanto sparito nell’ultimo secolo, soprattutto per intervento umano.